E' cosa buona e giusta. Non l'ho fatto per tanti anni per motivi di salute, pressioni particolarmente basse e una fastidiosa propensione allo svenimento.
Agosto 2005. La mia pressione è tranquilla da un po' di anni. Il mio
@ngelo è donatore e lo chiamano perchè in agosto hanno carenza di donatori. Va beh, sai che c'è? Vado anche io. Se posso donare bene. Se no, ci ho messo la buona volontà.
Arriviamo di buon mattino al
Policlinico, che per i donatori c'è il parcheggio gratuito e riservato (non male...). Sono tutti molto gentili (sempre gradito e mai scontato...).
Controlli di routine: una lunga informativa da leggere attentamente, un questionario da compilare, prelievo di una goccia di sangue per il conteggio dei globuli e altre domande per la scheda personale. Poi la visita dal medico.
Nell'attesa un simpatico anzianotto (volontario) mi spiega bene cosa mi aspetta e mi offre un tè tiepido (senza zucchero, purtroppo...).
La dottoressa mi visita: pressione da seduta, pressione da sdraiata, polmoni, cuore, palpazione ventre, domande personali, patologie mie e di tutta la genealogia a monte e a valle, abitudini alimentari/sportive/igieniche/vita personale ecc. Dopo un buon 20 minuti pare soddisfatta. Ok, posso donare, mi raccomanda una dieta ricca, bere molto e niente sforzi per un paio di giorni. Bisogna andare piano piano.
Mi accompagna di persona alla sala donazioni: meglio bere un altro paio di bicchieri di te (sempre senza zucchero) con calma prima di dare la mia cartellina all'infermiera. Piano piano.
Mentre sorseggio il te,
@ngelo viene chiamato a donare. Steso sul lettino sembra molto rilassato. Bene, se anche avevo un po' di nervosismo, vederlo così tranquillo me lo fa passare.
L'infermiera mi chiama, ci siamo, tocca a me. Lei un bel sorriso, io un bel respiro. Mentre prepara il kit mi spiega (e siamo alla 4° volta che me lo dicono) che preleverà 400 ml di sangue, che la bilancina suonerà da sola interrompendo il flusso quando arriva al livello, che per qualunque cosa devo chiamare, che quando finisco devo stare altri 10 min stesa e poi 10 min seduta, piano piano, che dopo c'è la colazione. Se ho mal di testa, svenimenti, capogiri, pruriti, nausea, sento le voci ecc ecc devo chiamarla.
L'ago nemmeno lo sento. Mi da un pallina di gomma azzurra da stringere e rilasciare, per favorire il flusso. Aha, a me hanno dato la pallina! Che bello! Mentre me ne sto bella distesa sonnacchiosa passano 2 medici e 3 o 4 infermiere. Tutti mi chiedono "come va? tutto bene?". Si, grazie tutto bene. Devo essere molto pallida stamattina... agli altri non chiedono niente...
La bilancina suona: fine donazione. Arriva l'infermiera che stacca l'ambaradan, mi da il cotone da spingere forte sul braccio, mi chiede "come va? tutto bene?" e poi porta via gli arnesi del mestiere. E anche la pallina (uff). Mentre mi riprendo prima stesa e poi seduta sul lettino, mi offrono un paio di altri bicchieri di tè (stavolta zuccherato!) e mi chiedono altre 5 volte "come va? tutto bene?". L'ultima volta devo sembrare molto preoccupata per il mio aspetto esteriore, perchè l'infermiera puntualizza: "lo chiediamo spesso solo perchè lei è un nuovo donatore...". Ah, ecco. Allora non sono uno straccio :-)
Prendo il mio buono pasto e me ne vado in sala ristoro, che la fame già si fa sentire... Panini imbottiti, dolciumi, succhi di frutta, bibite. Solo l'imbarazzo della scelta. Vai! Focaccia con la porchetta e un bel succo di pera. E poi anche il caffè.
All'uscita rivedo la dottoressa, che si complimenta per la mia prima donazione e mi raccomanda: bisogna andare piano piano.
Tra qualche giorno mi mandano a casa i risultati degli esami del sangue completi, che non fa mai male.
Si, mi è piaciuto donare. Fra 6 mesi ci torno. Piano piano.
Se qualcuno volesse andare, basta presentarsi la mattina dalle 8.30 al policlinico. Per maggiori info si può contattare l'
Associazione Amici del Policlinico di Milano.