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Books
venerdì, 13 luglio 2007
ho un'idea che mi frulla nel cervello.

dopo attente riflessioni, dopo aver quasi finito un romanzio sulla vita di Tomaso D'Aquino, dopo un paio di chiecchiere in famiglia, mi è venuto il pallino di scrivere un breve blog su un tema molto molto scottante: la felicità. Vorrei scrivere un mini decalogo commentato sulle cose che secondo me una giovine donnina potrebbe fare per vivere serenamente, sulle cose che veramente sono importanti, sulle relazioni con il mondo... insomma, un frullatone di buone maniere, catechismo, autostima, etica, frizzi, lazzi e cotillions.

L'unico dubbio è: come lo chiamo? Come lo scrivo? Dove lo posto?

uhm...
postato da: dottorgioia alle ore 11:29 | Link | commenti (6) | categoria: maestrinerie
venerdì, 22 aprile 2005
LE INTERIEZIONI

Ieri sera con alcuni amici, sorseggiavo una piacevole birretta fresca. Stimolata dal buon amico Ruggine Stefano Massaron Einaudi Stile Libero, ho iniziato una riflessione su cosa fossero le "Interiezioni". Escludo le esclamazioni, se no si chiamrebbero esclamazioni. Penso, a naso. Inter - potrebbero essere esclamazioni inserite all'interno del discorso. O della frase. Uhm.
L'amico Ruggine Stefano Massaron Einaudi Stile Libero non è convinto. Nemmeno io.

Google, aiutaci tu!

M. Sensini, nella sua "Gramatica della Lingua Italiana", ci dice che:
"Il termine interiezione deriva dal latino interiectione(m), che significa interposizione o inserzione, e quindi una parola intercalata nel discorso, anche se in linguistica l'interiezione è tradizionalmente considerata una parte del discorso, in realtà non lo è. E' soltanto una forma isolata che costituisce da sola una frase, senza avere nessun legame sintattico con gli altri elementi."

A. Ferreira, nel suo articolo "O grito do Ipiranga", ci suggerisce un elenco delle interiezioni più comuni e aggiunge:
"Le interiezioni sono grida o suoni pronunciati con certe intonazioni della voce, a seconda del sentimento, dell'intenzione, dello spirito che si vuole dare ad una certa situazione. Riguardano sopratutto il linguaggio emotivo ed affettivo, non possono essere considerate parte di un discorso, ma devono tuttavia essere prese in considerazione per il loro suono e la varietà presenti in ogni lingua come una parte a sè. Spesso sono variabili e possono esprimere uno stato d'animo improvviso di gioia, dolore, sdegno, rabbia, sorpresa, disappunto, incertezza, dubbio, impazienza, ... sempre accompagnate dal punto esclamativo! Alcuni studiosi della materia ritengono che le interiezioni siano la forma più antica del linguaggio verbale, il che non è difficile da accettare in quanto traducono dei suoni emessi dagli uomini primitivi per esprimere le sensazioni più elementari (e non solo, vi ricordate di wow! molto diffuso tra i giovani italiani, oppure la più antica ohibò!?). Infatti, a pensarci bene, le interiezioni altro non sono che una semplice emissione della voce."

Archeogate, portale di archeologia, nell'articolo O.D. Berlev "Un metodo di datazione delle stele del Medio Regno", ci segnala una curiosità affascinante relativamente all'Appello ai Vivi...
"Il testo dell'appello ai vivi di solito comincia con le parole "O uomini, che vivete sulla terra...", oppure "Per quanto riguarda gli uomini che...". Ambo le varianti risalgono all'Antico Regno, quindi non ci si può fondare su queste per la datazione. Tuttavia queste parole sono usate nella formula per tutto un millennio (noi consideriamo un periodo di cinquecento anni) e lo studio dei diversi modi della loro scrittura può risultare materiale importante.
[Quote]
La scrittura dell'interiezione "o" varia e ciò è fondamentale per la datazione della formula. Solo in una iscrizione della X dinastia (Siût, III, 1) è attestato il segno che rappresenta l'interiezione. Questo segno, diffuso durante la VI dinastia (Urk. I 268, 11), è assente nelle iscrizioni più tarde."

E con questo, termina la prima di una lunga serie di maestrinerie :-)

postato da: dottorgioia alle ore 11:06 | Link | commenti (5) | categoria: maestrinerie